poza-mica-cetate3La fortezza di Oradea è, oltre ogni dubbio, uno dei più importanti monumenti architettonici del medioevo di Transilvania e Romania. Nei secoli XVI e XVII è diventata uno dei punti più importanti del sistema difensivo concepito e realizzato dall’Impero Asburgico e il Principato di Transilvania contro l’Impero Ottomano e dunque, un bastione dell’Europa cristiana davanti all’espansione musulmana, una qualità conservata per due secoli e riconosciuta dai contemporanei.


detaliu-cronica-de-la-viena Le storie che la accompagnano sono così vecchie come il tempo. L’inizio della fortificazione, al fine dell’XI secolo è vestito con quest’aura: secondo la cronica di Marco da Kált (conosciuta nella storia come Chronicon pictum Vindobonensae  – La cronica dipinta da Vienna), il re Ladislao I (1077-1095), a caccia sul territorio di Bihor, ha trovato „(…) tra i fiumi Cris (…)”, un posto dove, chiamato dagli angeli, decise di alzare in onore della Madonna un convento, e lo chiamò Varad”.
Alzata sulla riva sinistra del fiume Crisul Repede, in un’area paludosa, il convento diventerà presto la sede del collegio composto di 24 prelati e poi, del vescovato fondato dello stesso re in questo posto. Per garantirgli la più potente difesa, assumendo che aveva grandi valori nel suo possesso, circonderanno il convento da onde di terra.

detaliu-cronica-de-la-viena-2Il funerale del re Ladislao il Santo nella fortezza è pieno di mistero. Durante la sua vita, il re si è espresso il desiderio di essere sepolto a Oradea: “essendo ancora in vita, ordinò che sia portato a Oradea di Bihor e che il suo corpo sia sepolto li, dopo la sua morte. Ma i capitani ungheresi, vedendo il brutto tempo e la strada troppo lunga, hanno avuto paura che il corpo del re si alterasse a causa del calore e per questo, dopo una discussione, partirono per l’Alba Reale, li dove riposano i corpi dei santi re, perche era più vicina. A una soffermata hanno chiuso gli occhi ma Dio e il santo non dormirono. All’alba, quando si svegliarono per continuarsi la strada, visero che né il carro né il san corpo c’erano più. Comminciarono correre dapertutto chiedendo se il corpo non è stato visto da qualche parte. Però, quando presero la strada, verso Oradea, videro che senza alcun aiuto, il san corpo camminava verso Oradea insieme al carro. Vedendo il divino miracolo lodarono Dio”.
In realtà, purtroppo, esso morì a Zvolen, sul 25 luglio, 1095 e solo molto più tardi le sue ceneri sono state portate nella chiesa di Oradea – intorno al 1134. La sua inumazione qui trasformerà la sua tomba in un luogo importante di peregrinaggio (nel 27 giugno 1192 fu santificato). Questo evento avrà un’importanza speciale nel successivo sviluppo della zona, le abitazioni costruite ulteriormente e per la futura fortezza.

carmne-miserabileL’inizio della costruzione della fortificazione sul territorio di Oradea è strettamente legato alla grande invasione tartara che influenzò una grande parte del continente europeo. Tra le città affettate c’era anche Oradea. Questa volta, la leggenda comunica anche informazioni veridiche. Secondo il fra Rogerius, testimone di questi eventi, sotto il pericolo dell’invasione tartara, i paladini della fortezza cominciarono le riparazioni in fretta. “I tartari – scriveva Rogerius – hanno attraversato le foreste, le rocce vicino a Oradea. E perche nell’Ungheria questa fortezza era molto famosa, tante donne d’origine nobile ma anche povera si radunarono li. Anche se il vescovo (Benedetto) lasciò la città insieme ad alcuni monachi, io sono rimasto qui insieme ad altri che hanno voluto. Quando ho visto che la fortezza è stata smantellata da una parte, abbiamo deciso di ripararla costruendo un muro più grosso (…)”. Vicino al convento, le mura della fortificazione difendevano anche un palazzo vescovile che si trovava nella parte del sud del convento, ed anche alte costruzioni nella vicinità di un complesso monacale. L’impatto dell’assedio tartaro è stato disastroso – secondo le scritture di Rogerius: “(…) hanno conquistato la fortezza in fretta, l’hanno bruciata in gran parte. Alla fine non hanno lasciato quasi niente, che le mura della fortezza, e dopo che hanno preso il bottino di guerra hanno ucciso gli uomini, persino le donne, i piccoli o i grandi, sulle strade, sui campi e nelle loro case (…). Non hanno risparmiato la vita di nessuno, nonostante il sesso o l’età”.

wardein-catedralaTra 1342 e 1370, nella fortezza è stata costruita una grande e imponente cattedrale gotica che misurava circa 72 metri in lunghezza, con due torri imponenti a fianco. I fratelli Martin e Gheorghe di Cluj hanno scolpito tra il 1360e 1370, davanti alla fortezza, le statue dei tre re ungheresi, completate nel 1390 con la statua equestre, in bronzo, di Ladislao. Sul 25 agosto, Bonifacio IX la rese allo stato della chiesa Santa Maria Portiuncula di Assisi e la San Marco, di Venezia, attirando un gran numero di pellegrini venuti dalle zone avvicinate alla Transilvania.

patrimoniu-13L’immagine della fortezza è stata evocata in tante descrizioni contemporanee e alcune stampe. Una delle più vecchie e fatta da Joris Hoefnagel nel 1598, e quella di Cesare Porta, un anno dopo. Si può dedurre, visto queste stampe, che la vecchia fortezza ci aveva l’entrata verso il sud, vicino all’attuale Bastione „Crăişorul” e gli seguiva il palazzo vescovile e il grande cortile che accoglieva la fortezza.

Fino alla metà del XVI secolo, la fortezza ebbe una forma irregolare, un po’ ovale, circondata da un muro di pietra grosso di oltre un metro. Abbiamo anche una descrizione, appartenendo a Giovan-Andrea Gromo, un mercenario italiano nato nel 1518 a Bergamo, che sarà il capitano degli eserciti di molti principi europei e arriverà alla corte di Giovanni Sigismundo Zápolya nella primavera del 1564. Il suo racconto è, in genere, corretto. Le informazioni offrite sono confermate poi da altri documenti, impressioni e diari di viaggio ma anche dalle indagini archeologiche.
G. A. Gromo scriveva che la fortezza era situata eccellentemente, fuori dal tiro dell’artiglieria nemica, in un tempo in cui si facevano tanti progressi in questo campo. Era situata “vicino a una collina, dove solo le case possono essere raggiunte, ma non le mura della fortezza”. La città e circondata da un terrapieno robusto e bagnato dal fiume Cris, chiamato in antico, il Chriso, che attraversa la città presso il pieno centro, portandoli un gran beneficio, oltre al fatto che si pescano pesci molto gustosi”.

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Gli eventi importanti avvenuti nell’Europa Centrale nella prima parte del secolo, culminando con la battaglia di Mohács (1526) e la costituzione del pascialato di Buda (1541), hanno rafforzato progressivamente la convinzione che le necessità del tempo richiedono una fortificazione moderna. Gli amministratori della fortezza hanno impiegato allora, maestri ed architetti italiani, i più abili nel loro campo di attività a quell’ora.

Dal punto di vista della storia della Fortezza di Oradea, la visita di Giovan-Andrea Gromo occorse un po’ prima dell’inizio degli ampi lavori per sostituire la vecchia fortezza. La costruzione era cominciata dopo la grande invasione mongola, era circondata da un muro di pietra grosso di quasi un metro, avendo una forma quasi ovale – con un’altra, le forme di cui si possono vedere anche oggi. Era pentagonale, con bastioni sugli angoli, moderna, capace a resistere alle nuove strategie di guerra. I lavori coordinati dagli architetti italiani sono stati iniziati nel periodo durante il 1569 e 1570 quando sono alzate il Bastione Crăişorul e, probabilmente, una parte del Bastione Ciunt, andando avanti con il Bastione Aurit (cominciando col 1572). Rafforzando la Transilvania con una fortificazione del genere, un punto importante di appoggio e resistenza verso qualsiasi oppressore, non è stato un fatto  accolto gradevolmente dai turchi, perche sentivono che la loro posizione nell’Ungheria fosse minacciata.

pierre-lescalopierLo prova un altro viaggiatore straniero, questa volta un francese, chiamato  Pierre Lescalopier (dopo 1550 – dopo 1597). Nato in una famiglia di magistrati del Parlamento di Parigi, esso intraprese durante il 1574 un lungo viaggio nell’Europa, e così passò anche per Transilvania dove restò per due mesi (16 giugno – 16 agosto). Nel suo diario scritto in quest’occasione, intitolato Voyage fait par moi, Pierre Lescalopier, l’an 1574 de Venise à Constantinople par mer jusque à Raguse et le reste par terre et retour par Thrace, Bulgarie, Walach, Transilvanie ou Dace, Hongarie, Allemagne, Friul et Marche jusque à Venise, racconta, tra le altri, che è arrivato a Brasov ed è stato ricevuto da Lucas Hirscher, servito con onestà, ospitato in una casa particolare. Qui ha avuto l’opportunità d’incontrare Ioan Milesvár, il capo dei messaggeri romeni e ungheresi. Lescalopier diceva della loro delegazione che „va da Oradea Grande per trovare il fratello del principe (si tratta di Cristoforo Báthory, capitano della fortezza trai l 1572-1577 e principe della Transilvania tra il 1576-1581) con l’ordine espresso del sultano, per porre fine ai lavori di rafforzamento (la costruzione del Bastione Aurit) e dei quali, il sultano diceva che siano lavori cominciate per danneggiare ed impaurire le guarnigioni turche le cui erano fermate in quella parte dell’Ungheria. Il principe di Transilvania (Stefano Báthory, è stato capitano della città anche lui tra il 1562 e il 1564, e poi principe di Transilvania tra il 1571 e il 1583), sapendo l’insoddisfazione del sultano comandò ai suoi messaggeri di andare a Brasov per comandare agli ambasciatori di andare e aspettarlo a Oradea dove arriverà anche lui e che non farà nulla fin che loro stessi non porteranno la fortezza nello stato in cui – secondo Mehmed pascià (gran visir)‚ la voleva il suo padrone e che parlerà con l’ufficiale di Buda e prenderà delle prove per dimostrare che la fortezza sia stata ridotta allo stato di prima. All’alba, scriveva il viaggiatore francese, quel signor Milesvár mandò velocemente uno dei suoi compagni ad Alba Iulia con la lettera per il principe”.

antonio-possevinoVeniamo a sapere informazioni allo stesso tempo importanti e interessanti su Oradea, la sua fortezza e capitano, dalle scritture di Antonio Possevino (1553-1611). L’italiano ebbe alcune posizioni ecclesiastiche, nel 1573 diventando segretario della Compagnia di Gesù, e condusse tante missioni diplomatiche. Le sue testimonianze dall’intervallo trascorso in Transilvania sono state accolte con attenzione in un lavoro intitolato Transilvania, ma finalmente, il suo piano sarà profilato solo dopo la sua morte. Visitando la città, lui diceva che era “bella anche senza mura (si tratta delle mura esteriori) con una fortezza grande e famosa, circondata da mura”. Qualche informazione utile è offerta anche sul capitano della fortezza, il cui deteneva, dopo la fondazione di questa posizione, alla metà del secolo XVI e fino alla caduta della fortezza sotto i turchi nel 1660, dignità equivalenti al secondo uomo come importanza nello stato. “Esso ha di solito 800 uomini a cavallo e un numero uguale di pedestri; lo ascoltano tutti quelli della zona, sia i nobili possessori di beni e terre che i poveri”. L’importanza strategica della fortezza situata nella zona di contatto degli interessi asburgici e ottomani, ed anche la necessità di adottare una politica appropriata capace a difendersi dai pericoli esteriori si esprime chiaramente. Parlando avanti del capitano, Possevino diceva che “lotta con i turchi poi con gli imperiali se questi violano i confini e mandando gli eserciti per bottino, e per questo che manda sempre, cavalieri in due direzioni per difendere il paese e sorvegliarlo”. Del modo in cui erano pagati i difensori, ci dice che una grande parte dei soldi venivano dai beni in possessione del vescovato romano-cattolico di Oradea: “Il vescovo non prendeva nemmeno un’oncia, forse perche le cose siano tornate in quella direzione (…) e che i beni della chiesa furono presi sotto un pretesto, supposto lecito, pensando che sia permesso spendere per la fortificazione della fortezza e la sua manutenzione con armi, perche era un punto della frontiera di grande valore contro i turchi”.

evliya-celebiDurante il regno di Giorgio Rákóczi I (1630-1648), il fossato è stato allargato. Parlando del sistema difensivo dei canali d’acqua, Evlia Celebi scriveva nel 1660: i fossati della fortezza hanno una larghezza di centoventi passi. Son riempiti con l’acqua del fiume Crisul Repede ed assomigliano un mare, avendo un’altezza di quarantasette arsini . Nel mezzo del fossato grande, riempito con acqua, c’è un altro, più piccolo, che circonda la fortezza, con una profondità di diciassette arsini. L’acqua è stagnante; anche se l’acqua dei due fossi è presa dal fiume Cris, l’acqua del fossato piccolo, del mezzo, rimane li”.

La fortezza esteriore sarà raddoppiata dall’interno con un castello a forma pentagonale, alzato tra gli anni 1618 e 1650, con entrate da tutte le parti. Sostituendo il vecchio palazzo vescovale, il nuovo castello sarà il posto preferito di tanti principi transilvani, ospitati spesso nella parte sud-est dell’edificio, vicino al Bastione Rosso. Perche era più alta delle mura che la difendevano, perse tanto durante gli assedi ripetuti.
Durante i secoli, la fortezza è stata sotto assedio tante volte. Il primo tentativo importante fu dopo l’attacco dei tartari all’inizio del 1474, quando le armate di Ali Ogu Malcovivi attaccò la città sul 7 febbraio. Chronicon Dubnicense, il quale c’informa sulla situazione e gli eventi, diceva che,vista l’assenza di Matia Corvino che era in una expedizione nel nord della Poplina, gli assalitori hanno distrutto la ricca città (civitatem illam opulentissimam Waradiensem), prendendo prigionieri “tutti gli abitanti di questa terra”, ma non hanno riuscito conquistare la fortezza.

cetatea-sec-XVIIl prossimo assedio turco fu nel 1598. Questa volta, la fortezza fu aiutata dalle truppe di Mihai Viteazul, principe della Ţara Românească (Paese Romeno). Sul 25 settembre i turchi raggiunsero la prossimità della città, ma l’assedio cominciò solo sull’1 di ottobre. Un numero di circa 20000 soldati montarono le loro tende in forma di semicerchio nella parte nord’est della fortezza. Insieme alle truppe sotto assedio lottò anche un corpo di 1500 soldati, mandato dal principe di Valacchia, sotto il comando del capitano Leca. A causa delle lunghe piogge autunnali e le malattie che presero i soldati turchi, l’assedio finì sul 3 novembre. Anche se durò poco, portò alla distruzione completa della città, di una parte della fortezza (il Bastione Ciunt e Craisorul) e del sud della contea di Bihor.

Nel 1658, sotto il pretesto della punizione del principe Giorgio Rákóczi II, il quale, nel 1657 intraprese una campagna in Polonia per ottenere il trono, i turchi hanno diretto di nuovo la loro attenzione sulla città. Di più, Oradea rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al nuovo principe nominato dai turchi, Rhédei Ferenc, iniziarono un nuovo assedio.

miron-costinEssi saranno aiutati da tante truppe tartare ed anche alcune truppe venite da Moldova, accompagniate dal principe del paese e dal cronista Miron Costin. L’assedio cominciò alla metà del settembre, fu corto e finì al fine dello stesso mese senza risultati particolari. La fortezza arrivò di nuovo sotto il commando di Rákóczi è divento il luogo di detenzione per i tutti i nobili del principato transilvano che si opponevano alla politica centrale.

Le intenzioni dei turchi saranno riprese due anni dopo, nel 1660, questa volta con una forza militare superiore (circa 45000 uomini, mentre i difensori avevano solo 850). Le sollecite d’aiuto inviate al principe della Transilvania sono rimaste senza risposta, perche anche il principe Acaţiu Barcsai era tenuto in cattività dalle truppe d’assedio. Neanche la richiesta fatta a Vienna non ricevette una risposta perche sul 27 luglio, in concilio imperiale decise a Graz di non intervenire. Il conte Kürti István, amministratore della fortezza rese peggiore la situazione provocando un’esplosione nel deposito di polvere, bruciando l’arsenale e provocando danni al muro che univa due dei bastioni, nell’est della fortezza. Nel frattempo, i turchi riuscirono evacuare l’acqua da un fossato aiutati da un traditore, e fecero saltare i bastioni d’Oro e il Rosso.

evlia-celebiEvlia Celebi descriveva l’evento come segue: „Così come dice il proverbio, Quando Allah vuole qualcosa ti mette sotto mano anche i mezzi per farlo, durante la notte è venuta da Ali-Pascià una donna ungherese che disse: <padrone, se liberesti mio figlio caduto nelle mani e di tartari, ti mostro il posto dove scorre l’acqua dal fossato della fortezza e se fai scrrere tutta l’acqua dal fossato e la fortezza rimane asciutta puoi conquistarla senza alcun problema, perche, altrimenti, questa fortezza non teme il fuoco dei cannoni>”. Georg Kraus descriveva lo stesso episodio, con qualche differenza nella sua cronaca della Transilvania tra il 1608 e il 1665: “nel frattempo, una donna ungherese arrestata l’a fatto sapere che se la lasceranno libera gli mostrerà il posto dove l’acqua può essere seccata fino al fondo, perche, quando costruivano il Bastione Bethlen, al tempo di Gabriel Bethlen, serviva il giudice della corte e conosceva tutta la situazione del fossato. (…) essa portò i turchi al fiume chiamato Peza e li mostrò dove scavare un fossato fino al Batione Bethlen dopo di che l’acqua scorrerà completamente”.

Finalmente, stanchi, senza approvvigionamenti, con le truppe decimate, i difensori della fortezza decisero di capitolare, non prima di chieder garanzie per la propria vita. Per tre decenni, la fortezza sarà sotto dominazione turca. È stato un periodo in cui, grazie alla sua importanza, beneficiò di un’attenzione speciale. Immediatamente dopo l’assedio dei villaggi vicini, uomini sono stati portati per rifare le mura e pulire i fossati. Il cronico turco Evlia Celebi, partecipante diretto all’assedio, lo descriverà come segue: “La fortezza di Oradea è il più forte argine del paese di Ardeal (…). È situata alle falde del monte Olosig (…) ” avendo una forma pentagonale. È una costruzione solida, fatta di mattoni, con cinque bastioni. È una fortezza molto assodata, come se fosse la Fortezza Farmagusta. Ha dei rinforzi solidi e mura durevoli.”

Il rigetto dei turchi sotto le mura di Vienna nel 1683 è stato seguito da una serie di altre vittorie riportate dalle truppe cristiane (maggiormente austriache). In questo contesto particolare, nell’estate del 1691, gli austriaci raggiungeranno Oradea, circonderanno la città e dopo la conquista di Olosig passarono all’assedio della fortezza, aiutati da dieci batterie di cannoni.
L’assedio fu lungo e scacciò la gente della città.asediu-1691

donath-heisslerDurante l’inverno l’assedio è stato più debole, ma nel maggio, Donath Heissler comandante degli eserciti, lo ricominciò in forza, bruciando un gran parte dei teti dentro la fortezza, mentre i cannoni sulle colline distruggevano i bastioni. Sul 28 maggio 1692, con le truppe seriamente decimate, senza speranza per ricevere aiuto da qualsiasi parte, la guarnigione turca capitolò. All’inizio del giugno, le truppe austriache entrarono la città. Questo evento marcherà l’inizio di una nuova era nella vita della città, e allo stesso tempo, la ripresa amministrativa del mondo cristiano dell’Europa.

L’importanza della fortezza, dal punto di vista strategico e politico avrà parte di nuovo di qualche difficoltà durante il movimento anti’asburgico condotta da Francisc Rákóczi II. Sul 17 aprile 1703, il capitano Paul Gödényi ricevette un ordine da Rákóczi per circondare la fortezza che rimarrà bloccata fino al 1706 quando il generale Rabutin riuscirà liberarla liquidando le truppe situate in Olosig. Nel 1708, l’assedio è ripreso di nuovo, e finirà solo nel 1710, a causa di una forte contagione di peste che contrata sia dagli assalitori sia i difensori.

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Perché con il perfezionamento delle armi e l’artiglieria, gli edifici vicino alla fortezza sono diventati un pericolo, perche potevano essere usate in caso di attacco, nel 1714, fu ordinata la proibizione di costruire qualsiasi tipo di edificio, 500 metri dalle mura della fortezza. 162 edifici sono stati demoliti immediatamente dopo. Solo dopo 1780, quando la fortezza perderà dalla sua importanza, la zona costruibile della città estenderà vicino al fossato.

Durante la Rivoluzione del 1848, la guarnigione della fortezza, sotto il comando di Gläser passò dalla parte della rivoluzione. Nella notte del 21-22 marzo, le coccarde nazionali saranno alberate, come un segno di contiguità con la rivoluzione, eliminando in questo modo il pericolo di qualsiasi intervento da parte dei ribellati. Al fine dell’anno, la Dieta ungherese decise che a causa del peggioramento delle cose, tutte le istituzioni della rivoluzione dovessero spostarsi da Pesta a Debrecen. Decisero anche di trasformare Oradea in una base militare importante, con il nucleo nella fortezza abbandonata dalle truppe imperiali. Quindi, nel 1848, si sono spostate nella fortezza le confezioni di armamento che producevano fucili, baionette e spade ed è stata depositata una grande quantità di munizione. Queste producevano 250000 cartucce giornalmente.cetatea-sec-XIX

In un decreto emesso sul 16 maggio 1857, l’imperatore Franz-Jozef annullava definitivamente il carattere militare della fortezza di Oradea, continuando ad esistere fino al 1918 come uno spazio ausiliare per le attività militari. Durante l’intervallo 1881-1883 son svolte le prime ricerche archeologiche e si sono scoperte le tracce della cattedrale gotica del secolo XIV. Tra il 1883-1887 si sono fatti alcune riparazioni, consolidazioni e allestimenti.

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Dopo il 1918, nel periodo interbellico, la fortezza sarà sede di una scuola di gendarmeria e dopo 1945 sarà utilizzata dal Ministero degli Affari Interni e Ministero della Difesa Nazionale. Sembra che tra il 1947-1952, la Sicurezza (Securitatea) ha avuto un campo di prigionia di transito nell’ala nordica del castello. Cominciando con la metà degli anni ’70, alcune unità economiche hanno usato l’edificio, contribuendo al suo deterioramento accentuato a causa dell’uso scorretto dello spazio rapportato alla sua età e al suo specifico.

Bibliografia selettiva